Organizzazione Sanitaria - n.3-4 - Lug-Dic - 2005

05

La comunicazione della diagnosi nell’assistenza al paziente oncologico

E. Bartolucci, F. Cocchi

Parole Chiave:

Non è il denominatore in sé a essere peggiorativo o rovinoso, ma il nome specifico «cancro». Fin quando una particolare malattia viene trattata come un predatore diabolico e invincibile, e non come una semplice malattia, quasi tutte le persone che ne sono affette non potranno che demoralizzarsi apprendendo di quale male soffrono. 1 Anche nella letteratura non scientifica, come nel caso sopra citato, vi è la consapevolezza che la parola “cancro” attiva, in genere, fantasie negative, tra le quali la più frequente è l’associazione a sofferenza e morte. Il paziente oncologico, infatti, più di un qualsiasi altro malato, convive e si raffronta quotidianamente con il pensiero della morte, della disperazione e del dolore.

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La medicina di genere

cop medicina di generea cura di Francesco Colavita

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